Perchè la prima seduta NON è gratuita

Partiamo dal presupposto che quando si cerca uno psicologo o uno psicoterapeuta è comprensibile avere dei dubbi!

Una delle domande che può sorgere è: “Perché devo pagare la prima seduta, se ancora non so se continuerò il percorso?”. È una domanda legittima e proprio per questo credo sia importante spiegare cosa rappresenta realmente il primo colloquio.

La prima seduta non è semplicemente un incontro conoscitivo

A volte si pensa alla prima seduta come ad una sorta di appuntamento preliminare: ci si presenta, si racconta qualcosa di sé e si decide, alla fine, se “piace” il professionista.

In realtà, il primo colloquio psicologico è già un momento di lavoro professionale per noi!

La persona porta con sé una richiesta, un disagio, una difficoltà o una situazione che spesso non è facile raccontare. Il professionista ascolta, raccoglie le informazioni necessarie, cerca di comprendere il motivo per cui si è arrivati a chiedere aiuto, inizia a inquadrare ciò che sta accadendo e, usando gli strumenti che ha appreso da anni di studio e di esperienza clinica, inizia ad effettuare i primi interventi clinici.

Non si tratta semplicemente di ascoltare una storia: dietro quell’ascolto ci sono formazione, esperienza clinica, competenze specifiche e la responsabilità di utilizzare ciò che emerge nel colloquio nel modo più appropriato.

Nel mio modo di operare, già dal primo incontro si inizia a lavorare

Questo aspetto è particolarmente importante nel mio approccio: sono psicoterapeuta ad orientamento strategico e ho seguito una formazione specifica nella Terapia a Seduta Singola, un approccio che pone particolare attenzione alla possibilità di utilizzare anche un singolo incontro in modo concreto e focalizzato sulla richiesta della persona.

Questo non significa che una sola seduta sia sempre sufficiente, né che ogni percorso debba necessariamente concludersi in un unico incontro.

Significa però che non considero il primo colloquio semplicemente come un momento in cui raccogliere informazioni per decidere cosa fare in futuro.

Già durante il primo incontro, quando la situazione lo consente, possiamo lavorare sulla difficoltà portata dalla persona e individuare insieme possibili modalità per affrontarla.

A seconda della situazione, questo può significare fornire uno strumento, proporre un esercizio, suggerire una diversa modalità di osservare ciò che sta accadendo oppure individuare un primo passo concreto da sperimentare.

In altre parole, la persona può uscire dal primo incontro avendo già qualcosa su cui lavorare, anche se non è ancora stata presa alcuna decisione riguardo alla prosecuzione del percorso.

Ed è proprio questo uno dei motivi per cui considero il primo colloquio una vera seduta, non un semplice incontro conoscitivo gratuito.

Anche quando non si decide di proseguire, il lavoro è stato svolto

C’è poi un aspetto importante.

La prima seduta può concludersi in modi diversi: si può decidere insieme di iniziare un percorso, si può ritenere più opportuno un invio a un altro professionista, oppure la persona può decidere di non proseguire. Ma il fatto che non ci sia un secondo appuntamento non significa che il primo incontro non abbia avuto un valore professionale.

Il tempo dedicato al colloquio, la preparazione, l’attenzione e la valutazione della situazione fanno parte del lavoro dello psicologo indipendentemente dalla decisione che verrà presa successivamente.

E, nel mio caso, può esserci stato anche un intervento concreto sulla difficoltà portata in seduta.

“Ma devo prima capire se mi trovo bene”

Certamente, e questo è un aspetto fondamentale. La psicoterapia richiede una relazione nella quale la persona possa sentirsi sufficientemente libera di parlare, ascoltata e rispettata. Non tutti i professionisti sono adatti a tutte le persone, e non c’è nulla di strano in questo.

Il primo colloquio serve anche a capire se può esserci una buona sintonia, se il modo di lavorare del professionista è compatibile con le proprie esigenze e se ci si sente nelle condizioni di iniziare un percorso.

Ma questa possibilità di scelta non rende il colloquio gratuito.

Al contrario, significa che entrambe le persone — paziente e professionista — stanno dedicando tempo e attenzione a capire se quella relazione professionale può essere adatta.

Il primo colloquio non è una “prova gratuita”

Forse è proprio questa la differenza più importante.

Un primo colloquio psicologico non dovrebbe essere considerato come una prova gratuita del servizio, durante la quale il paziente deve decidere se il professionista è abbastanza bravo da meritare di essere pagato nelle sedute successive.

La psicologia è una professione nella quale il tempo, le competenze e la responsabilità professionale hanno un valore anche quando il percorso non prosegue.

Questo non significa, naturalmente, che il paziente debba sentirsi obbligato a continuare.

Pagare una prima seduta non crea alcun obbligo a fissarne una seconda.

Si può concludere il colloquio e decidere di prendersi del tempo, si può scegliere di non proseguire e si può anche capire che quel professionista non è la persona giusta per noi.

Io prima della prima seduta do sempre la disponibilità ad effettuare un primo colloquio telefonico conoscitivo della durata di 15-20 minuti…E allora perché questo è diverso?

Può essere utile capire quale sia il motivo per cui si sta cercando aiuto, sapere se il professionista si occupa di quella determinata problematica, avere informazioni sulla modalità degli incontri, sulla loro durata o sul costo. Questo tipo di contatto ha una funzione diversa da quella di una seduta, serve semplicemente a capire se ha senso fissare un primo appuntamento.

Il colloquio vero e proprio, invece, richiede uno spazio dedicato e rappresenta già un atto professionale.

Dare valore al lavoro psicologico significa anche questo

Chiedere un compenso per la prima seduta non significa mettere il denaro davanti alla persona, significa, piuttosto, riconoscere che anche il lavoro psicologico ha un valore!

Un percorso psicologico nasce dalla disponibilità di una persona a raccontarsi e dalla competenza di un professionista che si assume la responsabilità di accogliere quella richiesta e lavorarci insieme.

Nel mio modo di lavorare, questo può iniziare già dal primo incontro.

Perché la prima seduta non è soltanto il momento in cui si decide se iniziare una terapia. È già uno spazio di lavoro nel quale possiamo iniziare a comprendere ciò che sta accadendo e, quando possibile, individuare insieme qualcosa di concreto da cui partire.

Ed è per questo che, anche quando rimane un unico incontro, non è una seduta “di prova” né una consulenza senza valore: è un incontro professionale a tutti gli effetti.