Essere genitori

In alcuni articoli passati ho parlato del ruolo del genitore e dell’importanza fondamentale che riveste nello sviluppo psicologico e relazionale del figlio. Occupandomi ormai da qualche anno di Hikikomori, tutto questo ha assunto, giorno dopo giorno, un rilievo sempre più evidente per me e per l’equipe con cui collaboro. Nei casi trattati con successo, c’era sempre una variabile indispensabile per l’efficacia e l’efficienza dell’intervento: il/i genitore/i. Anche nei casi di intervento psicoeducativo domiciliare, ossia sulla persona in isolamento, è previsto come requisito indispensabile un lavoro sulla coppia genitoriale.

unnamedQuesto articolo è stato scritto per dare spazio alla lettera di una mamma che mi è stata recapitata pochi giorni fa e che, con la sua autorizzazione, ho deciso di pubblicare affinché sia da esempio per quelle famiglie che vivono situazioni analoghe.

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Un intervento psicoeducativo per le persone in isolamento sociale volontario

BN-GP883_LAB_il_P_20150126115808Oggi condivido il mio articolo pubblicato su Hikikomori Italia (link all’articolo originale), Associazione con cui collaboro da qualche anno e che si occupa dell’isolamento sociale volontario.

Stiamo lavorando molto affinché il fenomeno degli Hikikomori sia conosciuto e riconosciuto nel nostro Paese. Per approfondimenti sul tema vi rimando ai miei articoli precedenti presenti in questo blog.

Ringrazio Marco Crepaldi, presidente dell’Associazione, per il suo incessante lavoro quotidiano sul tema e che ha permesso a noi psicologi di tutta Italia di approfondire, studiare e trattare l’argomento.

Un grazie anche a tutti i genitori che si impegnano costantemente nell’ottica sistemica portata avanti dall’Associazione. Questo articolo è dedicato a loro!

L’intervento psicoeducativo domiciliare per hikikomori: progetto sperimentale in Lazio

In questo articolo verrà esposto l’intervento psicoeducativo domiciliare così come è stato progettato e realizzato dall’Area Psicologica dell’Associazione Hikikomori Italia per il Lazio. Prima di entrare nel dettaglio, però, è doverosa una premessa che inquadri il contesto ed il modello di riferimento.

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Il paradosso dell’ “aiuto”: quando è l’intervento a peggiorare la situazione

Chiasso

Momento Tacito – Davide Conte

All’inizio di questo articolo ci tengo a fare un ringraziamento particolare a Davide Conte, un artista ex hikikomori, che mi ha concesso il privilegio di poter avere un suo disegno inedito come copertina dell’articolo. Uso le sue parole come incipit e vi rimando alla sua pagina Facebook 

“Nonostante l’apparente semplicità dell’illustrazione, pensarla è stata più difficile che realizzarla. Trovare un modo per esprimere quello che questo articolo vuole far capire, fa tirar fuori quello che in tanti anni si è dato per scontato o addirittura escluso. Il modo forse più diretto per dirlo credo sia che per quanto ci sia del bene in fondo, in questa pressione, è comunque velenosa” (Davide Conte, LY, Losing You)

Ora veniamo a noi…

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Forse non lo sapete, ma voi pazienti ci insegnate sempre qualcosa!

bb3b463c-7efb-4b56-a0a9-98dd6675709cQuando pensiamo alla psicoterapia ci immaginiamo una situazione in cui i pazienti si rivolgono ad un professionista per risolvere una problematica che li affligge, acquisendo gli elementi necessari per raggiungere l’obiettivo.

Questo è vero, sicuramente, ma troppo spesso non ci si ferma a riflettere su un punto, per me, altrettanto importante: la psicoterapia è uno scambio tra due persone, ognuna delle due mette qualcosa nella relazione, la crea, la arricchisce e la trasforma…trasformando così anche le singole persone.

Anche il paziente, pur non sapendolo, da qualcosa al terapeuta. Non solo un arricchimento professionale ma anche, molto spesso, uno personale.

Abbiamo di fronte persone che soffrono, che lottano, che trovano modi per reagire e… vincere!

Spesso tra una seduta e l’altra, oltre ad un lavoro prettamente professionale, mi capita di riflettere proprio su questo, su quanto sovente i pazienti ci arricchiscano inconsapevolmente con la loro storia.

Vi porto un esempio, uno dei tanti…

Qualche tempo fa entra nel mio studio una persona che può essere definita “anziana” (per l’età cronologica, non per l’aspetto esteriore). Mi racconta di avere una forte ansia da tutta la vita, ansia ora peggiorata dopo aver scoperto di avere un cancro (superato)…ha paura, come tutti in questa situazione, ma questa sua paura si è trasformata in ansia invalidante.

Passa del tempo, lavora molto bene, finisce la terapia, supera l’ansia e ci salutiamo.

L’altro giorno ho incontrato questa persona per caso…il tumore sembra essere tornato mi comunica mentre mi stringe la mano con fermezza e sorridendo aggiunge “ma io dottoressa l’ho scoperto in tempo ed ora lo combatto…e vincerò anche questa volta!”

a47d5b70-c457-43ba-88dd-e9e8d3378c83Non credo di dover aggiungere molto altro se non un GRAZIE a questa persona che mi ha dato un grande esempio di determinazione, fermezza, consapevolezza e voglia di vivere!

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Quel senso di colpa che ci assale quando siamo genitori…

silhouette-adoption-diverse-familQuando si diventa genitori, accade un fatto strano e malaugurato. Si comincia ad assumere un ruolo, a recitare una parte, dimenticando di essere una persona. Una volta entrati nel sacro regno del ruolo genitoriale, si pensa di dover indossare la tonaca di genitore. In buona fede si assumono certi comportamenti perché si crede che i genitori debbano comportarsi così.
(Thomas Gordon)

Noi siamo ciò che ci hanno insegnato, ciò che abbiamo visto, ciò che abbiamo sentito. La nostra mente è composta di rappresentazioni mentali immagazzinate nel corso dell’esperienza ed unite insieme a formare schemi; sono questi a determinare i nostri pensieri, le nostre emozioni e le azioni conseguenti.

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Il potere della relazione con gli animali nei casi di isolamento sociale volontario

130501-F-DB561-038Era il 2016 quando iniziai il corso in IAA, interventi assistiti con animali, meglio conosciuti come Pet Therapy. Ero alla ricerca di un modo per coniugare la mia professione con una delle mie più grandi passioni: gli animali!

Nel 2018 invece incontrai l’Associazione Hikikomori Italia e iniziai ad occuparmi di questo fenomeno. Ieri, finalmente, entrambi gli ambiti si sono incontrati e ho discusso la tesi di specializzazione in IAA proprio sul tema Isolamento sociale volontario, come psicologa/psicoterapeuta responsabile di progetto e referente di intervento.

Questo articolo è una sintesi dell’ elaborato. Per una trattazione più approfondita del fenomeno degli Hikikomori vi rimando agli articoli scritti in precedenza.

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Hikikomori (Pt.6): L’importanza del sostegno per la famiglia

[Articolo scritto congiuntamente dalla Dott.ssa  Rosanna D’Onofrio e dalla Dott.ssa Chiara Illiano]

 

AdobeStock_terapia-fam-1024x680Nel precedente articolo abbiamo affrontato la famiglia dell’hikikomori e ipotizzato alcune correlazioni con l’insorgenza del fenomeno. In questo vogliamo trattare l’importanza del supporto psicologico dell’intero nucleo familiare e soprattutto, laddove è presente, della coppia genitoriale.

Sono molti ormai a sostenere il ruolo fondamentale della famiglia tra le possibili cause del ritiro. Quando un individuo sceglie volontariamente di isolarsi, lo fa nel posto che ritiene più sicuro, lo fa in casa propria, nella propria cameretta che diventa la zona franca dove poter portare avanti il proprio progetto di vita.

Questa chiusura verso il mondo esterno, specialmente nei casi gravi di ritiro, crea delle ripercussioni su tutto il sistema famiglia soprattutto per quanto riguarda le dinamiche relazionali ed affettive. Tutto ciò crea, nelle figure genitoriali, un sentimento di impotenza. I genitori sperimentano angoscia e paura, sono disorientati e non capiscono come mai quel figlio tanto bravo, socievole e attivo, improvvisamente decida di cambiare, di abbandonare la scuola o il lavoro, le attività sportive, allontanare il gruppo dei pari, in favore di un mondo tutto suo fatto di relazioni virtuali e di attività confinate all’interno delle mura domestiche.

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Hikikomori (Pt. 5): La famiglia

[Articolo scritto congiuntamente dalla Dott.ssa  Rosanna D’Onofrio e dalla Dott.ssa Chiara Illiano]

Nuovamente-attivo-il-Centro-Ascolto-per-la-FamigliaQuando si tratta il fenomeno dell’Hikikomori è impossibile non considerare la struttura familiare. Nel nostro lavoro e nel nostro studio abbiamo riscontrato delle differenze sostanziali tra la famiglia dell’hikikomori giapponese e la famiglia dell’hikikomori italiano. In questo articolo partiamo da un’analisi della famiglia dell’hikikomori giapponese per poi arrivare all’analisi della famiglia dell’hikikomori italiano.

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Le 8 regole per migliorare l’autostima dei propri figli

autostima-bambiniUltimamente incontro spesso genitori che mi (e si) rivolgono più o meno la stessa domanda: come posso migliorare l’autostima di mio/a figlio/a? Come qualcuno potrà ben immaginare, non è un processo facile, soprattutto quando la giovane persona in questione è ormai adolescente o adulta e la sua autostima si è già in parte (o completamente) strutturata.

Ma facciamo un passo indietro: cos’è l’autostima? In un precedente articolo avevo trattato proprio questo argomento affermando che

Il termine autostima  significa avere una buona immagine di sé, apprezzarsi ed essere consapevoli delle propri effettive capacità.

Avere una buona autostima permette di sentirsi “bene”, appagati, di avere un buon rapporto sia con sé stessi che con gli altri ma non solo; essa permette di impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi che vengono visti come possibili. Queste componenti influenzano ogni aspetto della vita sia individuale che relazionale e lavorativa.

L’autostima è qualcosa di appreso, inizia a costruirsi dalle primissime esperienze di vita e trae nutrimento dai feedback ricevuti nel corso degli anni. Essa ha un andamento oscillatorio, cambia nel corso del tempo; ha una componente cognitiva, affettiva e valutativa ed ha una stretta correlazione con il concetto di “identità”

Questo non significa, quindi, che non si possa agire se non nei primi anni di vita, ma solo che sicuramente “lavorare” sull’autostima dei propri figli sin dall’inizio facilita di molto le cose sia per il bambino che per i genitori.

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Hikikomori (Pt. 4): L’Hikikomori è una patologia? Tra disagio e aspetti di personalità

Ma quindi l’ Hikikomori è una psicopatologia?

Hikikomori è una condizione, un modo di essere, non un sintomo di un disturbo psichiatrico (Saito, 2003).

La quasi totalità della letteratura internazionale sostiene che Hikikomori non è una patologia ma una condizione, un fenomeno sociale che può riguardare ogni società economicamente sviluppata.

isolamento-300x237Hikikomori non è solo una passiva reazione ad una società patologica ma potrebbe essere un atto intenzionale di scoperta del Sé (Rubinstein, 2016). Chi diventa Hikikomori lo fa per costruire una narrativa personale significativa in un percorso privo di confusione e stress, essere Hikikomori attribuisce alla persona una definizione di ruolo attraente (Rosenthal, Zimmerman 2013) in cui esplorare se stesso, gli altri e la società in generale. In alcuni casi l’Hikikomori può essere visto come una conveniente e chiara scelta di non essere coinvolto in un conflitto tra aspettative comportamentali contrastanti: da una parte la spinta della società (e aggiungiamo della famiglia) a realizzarsi e dall’altra parte la stessa società che ci prospetta un futuro incerto, prive di sicurezze economiche e sociali. Di fronte a tutto questo l’ Hikikomori sceglie attivamente (non passivamente) di non partecipare a questo conflitto e di tirarsene fuori.

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