Ansia: psicoterapia o psicofarmaci? quale la strategia migliore?

Tavor_lorazepamL’altro giorno ero dal mio medico di base, ho passato del tempo nella stanza della segretaria ed in pochi minuti mi sono passati davanti una serie di pazienti che richiedevano ricette per ansiolitici, antidepressivi e psicofarmaci in generale.

Erano persone di tutte le età: ragazzi, adulti e anziani che richiedevano medicine per se stessi, per il/la compagno/a o marito/moglie, per un familiare…

Nel nostro paese l’uso di psicofarmaci è elevato e, molto spesso, a prescriverli non sono solo gli psichiatri (medici specializzati che lo fanno di professione) ma anche, per l’appunto, i medici di base.

Innanzitutto cerchiamo di chiarire il concetto: cos’è uno psicofarmaco?

Lo psicofarmaco è un medicinale in grado di agire sul sistema nervoso centrale e si usa nella cura di disturbi mentali o psicopatologie. Tra le varie tipologie di psicofarmaco ritroviamo: gli ansiolitici (per la cura dell’ansia), gli antidepressivi (per la depressione), i neurolettici o antipsicotici (per disturbi dell’area psicotica).

Sono oltre 11 milioni in Italia le persone che fanno uso di psicofarmaci, la metà delle quali ricorrono a tranquillanti e ansiolitici. Nei primi mesi del 2014 gli italiani hanno acquistato più antidepressivi a fronte di una diminuzione di antibiotici e vaccini (fonte: Agenzia italiana del farmaco). Secondo il rapporto dell’ISTAT (2014), peggiora il benessere psicologico degli italiani, mentre il rapporto OSMED del 2013, evidenzia che nel nostro paese sono state consumate 54 dosi giornaliere di benzodiazepine per 1.000 abitanti, ossia ogni giorno 54 italiani su 1000 assumono questa sostanza (nel 2005 erano 50).

Ma è veramente così utile ricorrere agli psicofarmaci?

A causa della diversità delle molecole che compongono i farmaci, della pluralità di disturbi psichici trattati e delle differenze individuali di risposta al medicinale è difficile definire un effetto terapeutico comune degli psicofarmaci, è facile però affermare che, nella maggior parte dei casi, questi non guariscono dalla patologia ma hanno, per lo più, un effetto di attenuazione del sintomo che, tuttavia, non scompare.

È proprio questo il primo punto da sottolineare: il sintomo si attenua, i disturbi associati alla patologia migliorano, ma NON GUARISCONO! E così ritroviamo persone che ogni tot tornano dal proprio medico di base o, nel migliore dei casi, dallo psichiatra, per farsi fare una nuova prescrizione…e così via, per tutta la vita!

Attenzione! Non sto dicendo che gli psicofarmaci sono inutili, assolutamente! Nella mia vita professionale sovente collaboro con psichiatri a cui, spesso, ho inviato io stessa i miei pazienti. Ma parliamo di una percentuale minima rispetto a tutti quelli che hanno attraversato il mio cammino professionale nel corso degli anni. Gli psicofarmaci sono utili in certi casi, indispensabili in altri (vedi patologie psichiatriche gravi) ma assolutamente inutili in altri ancora!

maledetto_il_giorno_che_tho_incontrato_margherita_buy_carlo_verdone_039_jpg_awzmPrendiamo ad esempio il caso degli ansiolitici, psicofarmaci usatissimi dagli italiani! Come non ricordare i numerosi film di Carlo Verdone in cui  si rivelano proprio come un compagno di vita che costantemente accompagna il protagonista nella sua vita privata, relazionale e sociale?

Xanax, Lexotan, Tavor…chi non li conosce? Bene, questi farmaci fanno parte delle benzodiazepine, comunemente conosciute come “ansiolitici”.  Proprio il fatto che siano conosciuti, e generalmente usati, rende le persone “tranquille” rispetto al loro uso…ma quanti di voi conoscono gli effetti collaterali di questi farmaci?

Sono farmaci sicuramente utili per alleviare la sintomatologia acuta, quando non si hanno altre risorse disponibili e l’attacco d’ansia è particolarmente elevato, ma con il passare del tempo diminuiscono la loro efficacia, portando così la persona ad incrementarne l’uso (“tolleranza”), creando sintomi di astinenza (insonnia, tremori, disturbi percettivi e la stessa ansia) e forme di dipendenza. Oltre a ciò sono stati riscontrati disturbi della memoria, dell’attenzione e della concentrazione; confusione generalizzata; anestesia emotiva (ossia diminuzione delle emozioni, siano esse di dolore o di piacere); effetti paradossali (ansia, irritabilità, disturbi del sonno); diminuzione della prestazione psicomotoria; crisi psicotiche (deliri, allucinazioni). Inoltre, secondo un articolo pubblicato nel 2014 dal British Medical Journal, un uso prolungato di ansiolitici potrebbe aumentare il rischio di sviluppare la demenza di Alzheimer nel 50% tra chi ha assunto benzodiazepine per almeno 90 giorni.

Senza dimenticare che, nella maggior parte dei casi, il farmaco svolge un semplice effetto placebo (Journal of American Medical Association), ossia il miglioramento deriva dall’aspettativa che noi abbiamo in relazione a quel particolare prodotto.

Cosa si può fare, quindi, se ci ritroviamo immersi nell’ansia e non sappiamo come uscirne?

Innanzitutto ricordiamoci che “se c’è un problema c’è anche una soluzione” (G. Nardone)

Nonostante i dati e le informazioni riportate appena sopra, in Italia per uscire da questa patologia (e dai disagi psicologici in generale) si ricorre principalmente al farmaco, forse perché culturalmente più accettato, perché più accessibile e più comodo da assumere.  E così ci ritroviamo di fronte a persone che da anni (a volte decenni) vivono una situazione di malessere e, cosa ancora peggiore, perdono la speranza di stare meglio, di guarire.

Tutto ciò è frutto di scarsa informazione ma anche, in certi casi, di convinzioni sbagliate su cosa è la psicoterapia e come funziona.

psychotherapy-466987_1280Secondo l’APA (American Psychology Association), la psicoterapia sarebbe il metodo principale di risoluzione del problema, coadiuvata, in alcuni casi, da un trattamento farmacologico appropriato in grado di rendere il paziente più collaborativo e partecipativo alla terapia. Da uno studio condotto dalla F.A.I.P. (Federazione delle Associazioni Italiane di Psicoterapia) è emerso che tra il 70 ed il 90% dei soggetti hanno riscontrato una diminuzione o abolizione dei principali disturbi psicologici presentati, per quanto riguarda gli psicofarmaci il 30% del campione ne faceva uso ed il 77% di questi dichiara di averli aboliti o diminuiti a seguito della psicoterapia.

Generalmente, l’efficacia di una terapia integrata (psicoterapia e farmaci) si attesta attorno al 70%.

Dai dati prodotti dal Prof. Nardone e dai suoi collaboratori, il 95% dei pazienti “ansiosi” che si sono rivolti alla psicoterapia breve strategica ha ottenuto risultati soddisfacenti e, nella maggior parte dei casi, le persone hanno completamente superato il problema.

Ma parlavamo di convinzioni errate… sono queste che molte volte facilitano l’uso di farmaci e tengono lontano la psicoterapia. Sono quelle che, ahimè, sovente sento pronunciare da conoscenti e amici: “non sono pazzo, non vado dallo psicologo”, “non mi va di raccontare i fatti miei a qualcun altro”, “non voglio passare anni e anni in psicoterapia”.

E’ vero, il fantastico mondo della psicoterapia riunisce numerosi approcci ma non tutti sono lunghi, approfonditi e ti costringono a parlare dei tuoi genitori, dei nonni e dei componenti della famiglia in generale se non vuoi! Ad ogni persona il suo approccio, basta informarsi! Per qualcuno è più indicato un approccio strategico, per altri uno cognitivo comportamentale, uno sistemico relazionale, psicoanalitico etc…dipende dalla persona, da ciò che vuole, da ciò che cerca e dai problemi che vuole risolvere.

Qualche tempo fa un paziente (venuto da me proprio per un disturbo ansioso) durante la prima seduta mi disse “io sono titubante, non voglio cambiare la mia personalità, mi piaccio così come sono!”…”ed io sono d’accordo con te!”. Le persone ci portano il loro disagio e, sovente, vogliono combattere solo quello. Altre volte invece, una volta superato il problema emergente, scoprono di voler affrontare altro…ma è sempre e comunque una loro scelta!

CLI-101 Watzlawick-800x800Il mio approccio è strategico, ho scelto questa scuola perché credo che dai problemi si possa uscire in modo “semplice” ed in poco tempo. Se il paziente vuole parlarmi della sua famiglia, del suo passato etc… lo fa, e trova un professionista esperto in grado di ascoltarlo , in caso contrario si affronta il problema che invade la sua vita nel momento attuale e che gli impedisce di vivere serenamente. A riguardo voglio citare una frase di Watzlawick: “complicati, annosi e sofferti problemi – quali sono le forme gravi di paura – non richiedono obbligatoriamente altrettanto complicate, annose e sofferte soluzioni”.

Non esiste un approccio migliore di un altro in generale, ma forse esiste un approccio più efficace di un altro per quella particolare tipologia di persona o di disturbo. Per questo consiglio sempre a chi vuole rivolgersi ad uno psicoterapeuta di informarsi in primis sul tipo di approccio che usa!

L’ansia e gli attacchi di panico sono tra i disturbi più invalidanti che colpiscono la persona, andando ad inficiare ogni ambito di vita: personale, professionale, sociale.

E’ facile quindi voler cancellare tutto con un colpo di spugna, ingoiando una pasticca e via…ma ricordatevi che il farmaco aiuta, seda, migliora momentaneamente, ma non guarisce! Per questo…beh bisogna rivolgersi anche ad uno psicoterapeuta!

Spero che questo articolo vi sia servito a comprendere meglio il rapporto tra ansia, farmaci e psicoterapia…per qualsiasi ulteriore domanda non esitate a chiedere!

Annunci

Informazioni su Dott.ssa Chiara Illiano

Psicologa, psicoterapeuta, esperta in psicologia giuridica. Formatrice e docente. Socia fondatrice dell'associazione Psicoius
Questa voce è stata pubblicata in Ansia e Panico, Articoli e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...