Chi mi salverà dall’ansia?

Dopo aver approfondito il tema degli attacchi di panico, e quindi andando a ritroso, oggi affrontiamo il tema dell’ansia in generale: cosa è, come si manifesta e cosa possiamo fare per affrontarla.

In origine c’erano le emozioni, causa di tutte le nostre soddisfazioni quotidiane ma anche dei nostri problemi!

emotions-401406_1280L’emozione è una reazione forte, primitiva e affettiva intensa, con insorgenza acuta e di breve durata, determinata da uno stimolo interno (es. ricordo piacevole o spiacevole), o da uno stimolo ambientale. La sua comparsa provoca una modificazione a livello somatico, vegetativo e psichico (Serra, 2002). Secondo Ekman, infatti,  le emozioni comprendono una componente  vegetativa (cardiocircolatoria e respiratoria), motoria (espressioni, gesti, tono della voce…) e individuale.

Le emozioni si distinguono in primarie e secondarie. Le primarie sono 8 (Plutchick) : Collera, Paura, Tristezza, Gioia, Sorpresa, Aspettativa, Disgusto, Accettazione. Esse sono automatiche e non soggette a meccanismi di difesa…non abbiamo, quindi, il tempo di agire su di esse per bloccarle. Da queste derivano le emozioni secondarie (o complesse) che, a differenza delle prime, possono essere maggiormente controllabili (ansia, senso di colpa, rimorso, nostalgia…).

Le emozioni sono la componente soggettiva, la sensazione affettiva che accompagna la condotta di un individuo (Canestrari, Godino 1997). Questo ultimo concetto è molto importante in quanto, nonostante essa sia una reazione istintiva, molto dipende da come noi, soggettivamente, interpretiamo ciò che ci accade e quello che proviamo. Infatti, l’intensità, la forza, l’espressione e le conseguenze delle emozioni possono derivare da cause diverse, come diverso può essere il significato che attribuiamo a quella causa: l’emozione è strettamente legata al significato. Ad esempio, c’è chi è terrorizzato all’idea di lanciarsi con un paracadute o chi invece ne è eccitato; c’è chi vive la fine di una storia con dolore, disperazione e angoscia e chi come una liberazione, un modo per ritrovare la propria libertà e coltivare i propri interessi.

Molto spesso sento persone che, vivendo un momento particolarmente doloroso, affermano “vorrei avere un interruttore e spegnere le mie emozioni”; senza tenere in considerazione che esse rivestono un ruolo adattivo indispensabile in quanto permettono la sopravvivenza della specie. Pensiamo ai nostri avi: se non avessero avuto paura di un animale feroce non avrebbero sviluppato modalità efficaci di risposta! Ti trovi davanti ad un leone feroce, che fai? Lo accarezzi contento di aver incontrato un cucciolo tenero e dolce? Senza le emozioni noi non esisteremmo! Come d’altronde senza emozioni non proveremmo amore, gioia etc…

Ma veniamo all’ansia

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La paura della paura: comprendere e superare gli attacchi di panico

man-114437_1280“Oddio, ho un ansia tremenda in questo periodo!” Quante volte ci siamo sentiti dire, o abbiamo detto questa frase? Spesso è veritiera, in altri casi, invece, il termine “ansia” è abusato e mal usato. In ogni caso i disturbi d’ansia sono le patologie psicologiche maggiormente diffuse: nel corso della vita 1 persona su 5 va incontro ad uno dei tanti disturbi afferenti allo spettro ansioso e nel nostro paese circa 10 milioni di italiani hanno sofferto di attacchi di panico almeno una volta nella vita.

Un’altra frase che mi sento dire spesso dai miei pazienti è “non capisco come sia possibile, non mi ritengo una persona stupida” oppure “sono sempre stato in grado di affrontare la vita, sono sempre stato forte!”. Ecco, togliamoci dalla testa che chi soffre di ansia abbia qualche carenza intellettiva, sia fragile o debole! Anzi, molte ricerche hanno dimostrato che l’ansia colpisce chi ha un Quoziente Intellettivo elevato!

Cosa succede quindi alla nostra mente quando viene colpita e paralizzata dall’ansia?

Vi propongo un articolo che ho scritto qualche anno fa e originariamente pubblicato su PsicologiaOk che tratta il tema degli attacchi di panico.

Inizia così il nostro percorso attraverso l’ansia che verrà approfondito negli articoli successivi.

…chiudi gli occhi e prova ad immaginare…

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e se non avessi più internet? chi mi salverebbe dalla noia?

Internet1Social Network, iPhone, iPad, smartphone, twitter, facebook, linkedin, selfie…ti sfido a dirmi che non conosci anche solo una di queste parole! Ormai siamo invasi da internet in ogni ambito ed in ogni momento della nostra vita!

Proprio in questi giorni una mia amica si è cancellata da Facebook e mi ha scritto: “ma sai che mi sento fuori dal mondo? Come se non avessi più modo di informarmi sulle mie passioni e non sapessi più con chi parlare. Inizia così la disintossicazione da una dipendenza? :D”

Questo messaggio, ovviamente scritto con ironia, mi ha fatto riflettere sul potere che hanno le nuove tecnologie. Certamente nel suo caso non si tratta di una patologia (la dipendenza da internet) ma è comunque curioso l’effetto esercitato su una persona comune: è un cambio nel ritmo di vita e nelle abitudini quotidiane che si sente! Si sente perché siamo nell’epoca della comunicazione virtuale che ci riempie le giornate e, a volte, ci fa sentire meno “soli”.

A tal proposito vi propongo un articolo che ho scritto tempo fa, originariamente pubblicato sul sito PsicologiaOK, e che parla proprio di questo, ossia di cosa si nasconde dietro la realtà virtuale!

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Gli ingredienti per una buona autostima, ovvero non è mai troppo tardi per innamorarsi di sé!

beautiful-316287_1280 “Vorrei ma non posso”, “Il tempo passa e sento di non aver fatto niente di buono”, “La mia vita mi sta scivolando tra le dita”, “Non so chi sono né cosa voglio diventare”,  “Non riuscirò mai a raggiungere i miei obiettivi, tanto vale adattarsi e accontentarsi”

Tutte queste frasi, e tante altre, manifestano una scarsa e limitata autostima che può diventare il nemico numero 1 nel raggiungimento dei nostri scopi. Ma andiamo con ordine…

Il termine autostima deriva dall’unione di stima, “valutazione positiva di una persona”, e di auto-, “di se stesso”; significa quindi avere una buona immagine di sé, apprezzarsi ed essere consapevoli delle propri effettive capacità.

Avere una buona autostima permette di sentirsi “bene”, appagati, di avere un buon rapporto sia con sé stessi che con gli altri ma non solo; essa permette di impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi che vengono visti come possibili. Queste componenti influenzano ogni aspetto della vita sia individuale che relazionale e lavorativa.

Al contrario, una bassa autostima comporta un senso di inferiorità, di incapacità, amplificando paura e ansia fino ad arrivare alla possibilità di strutturare veri e propri sintomi psichici.

L’autostima è qualcosa di appreso, inizia a costruirsi dalle primissime esperienze di vita e trae nutrimento dai feedback ricevuti nel corso degli anni. Essa ha un andamento oscillatorio, cambia nel corso del tempo; ha una componente cognitiva, affettiva e valutativa ed ha una stretta correlazione con il concetto di “identità”.

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Siamo noi a dare così tanto potere al passato!

2580430462_b15654e8cb_zMolto spesso ci sentiamo dire che solamente riuscendo a comprendere il nostro passato nei minimi dettagli, ciò che ci è accaduto,  possiamo risolvere i nostri problemi e cambiare! Ma siamo veramente sicuri che questo sia necessario e funzionale?

Troppo spesso occupiamo del tempo a conoscere meglio noi stessi, focalizzandoci sui difetti, le mancanze e gli errori; per non parlare delle colpe attribuite agli altri, siano essi genitori, insegnanti, parenti lontani, amici d’infanzia, vicini di casa, sconosciuti incontrati per caso un giorno per strada.

Proviamo invece a sfatare il luogo comune del “conosci il tuo passato, il perché di certe cose, arriva al significato profondo nascosto dietro le tue azioni e vivrai meglio”. Molti pensatori ancora oggi sono convinti che arrivare alle cause primarie, nascoste in un passato più o meno remoto, serva a superare i problemi e le difficoltà che viviamo nel presente.

Cito volentieri una frase di Von Glasersfeld, frase che uso spesso nella pratica clinica con i miei pazienti: di fronte ad una serratura, ciò che interessa non è la serratura in sé, la sua natura e costituzione intrinseca, ma solo il riuscire a trovare la chiave che la apre.
A patto che il passato sia realmente responsabile dei nostri problemi attuali, postulato di cui non possiamo essere certi – in questa sede non entrerò nello specifico della costruzione dei ricordi – è l’interpretazione che noi ne facciamo nel presente ad influenzare i nostri vissuti, le emozioni e, conseguentemente, le nostre azioni.

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Dove finiscono le nostre responsabilità…

What__s_peace_without_freedom__by_Sowizo“Cosa ho fatto di sbagliato?” “perchè mi ritrovo sempre nella stessa situazione?” “possibile che io riesca sempre a boicottarmi?”. Quanti di noi si ritrovano a farsi domande del genere dopo un fallimento lavorativo o dopo una storia sentimentale che si è conclusa?

Sovente mi trovo (professionalmente e privatamente) di fronte a persone con difficoltà relazionali e comunicative che passano gran parte del loro tempo a ricercare cause, spiegazioni e colpe.

Quasi sempre si tratta di persone assolutamente intelligenti, capaci ed intuitive che si trovano a chiedersi (e chiedermi): come ho fatto a non accorgermene? ed ora cosa faccio?

Dopo aver analizzato la situazione, dopo aver esaminato in modo critico e funzionale le proprie responsabilità e le proprie azioni si arriva ad una sola conclusione: non era la persona giusta/non era la situazione adatta. Ma questa presa di coscienza presuppone un lavoro su di sè, sui propri pensieri, sulle comunicazioni e sui comportamenti.

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