Ma quindi l’ Hikikomori è una psicopatologia?
Hikikomori è una condizione, un modo di essere, non un sintomo di un disturbo psichiatrico (Saito, 2003).
La quasi totalità della letteratura internazionale sostiene che Hikikomori non è una patologia ma una condizione, un fenomeno sociale che può riguardare ogni società economicamente sviluppata.
Hikikomori non è solo una passiva reazione ad una società patologica ma potrebbe essere un atto intenzionale di scoperta del Sé (Rubinstein, 2016). Chi diventa Hikikomori lo fa per costruire una narrativa personale significativa in un percorso privo di confusione e stress, essere Hikikomori attribuisce alla persona una definizione di ruolo attraente (Rosenthal, Zimmerman 2013) in cui esplorare se stesso, gli altri e la società in generale. In alcuni casi l’Hikikomori può essere visto come una conveniente e chiara scelta di non essere coinvolto in un conflitto tra aspettative comportamentali contrastanti: da una parte la spinta della società (e aggiungiamo della famiglia) a realizzarsi e dall’altra parte la stessa società che ci prospetta un futuro incerto, prive di sicurezze economiche e sociali. Di fronte a tutto questo l’ Hikikomori sceglie attivamente (non passivamente) di non partecipare a questo conflitto e di tirarsene fuori.
Come affermato nel
Era da poco passato l’inizio dell’anno (2018) quando ci siamo incontrate per la prima volta ad un tavolo assieme alla coordinatrice del Lazio dell’

Da questo scambio divertito di battute è nata l’idea di scrivere queste poche righe su quel LUI, il bel tenebroso che ha fatto sognare intere generazioni di “fanciulle” dal 1813, anno della pubblicazione del romanzo “Orgoglio e Pregiudizio”, ad oggi. Per chi non conoscesse la trama del romanzo (c’è qualcuno che non la conosce?!?) Mr Darcy è il protagonista maschile, un uomo severo e orgoglioso, descritto come superbo e poco socievole dagli altri, ma anche capace di gesti di grande generosità e di sentimenti profondi. La sua storia si intreccia, nel romanzo, con quella della protagonista, Elizabeth Bennet, una delle eroine più riuscite nate dal genio creativo di Jane Austen.
Sono passati 31 anni da quando il film Dirty Dancing è arrivato nelle sale cinematografiche e, ancora oggi, milioni di donne rivedono con gli “occhi a cuoricino” e sognano che arrivi un Johnny a portarle via.